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Sostenere non è capire

17 settembre 2026 · 2 min

Il Regolamento (UE) 2026/1744, il Digital Omnibus sull’AI Act, è in vigore dal 27 luglio. Tutti hanno guardato il rinvio delle scadenze per i sistemi ad alto rischio: 2 dicembre 2027 per l’Allegato III, 2 agosto 2028 per l’Allegato I. Io mi sono fermato su una frase più piccola.

L’art. 4 chiedeva a fornitori e utilizzatori di garantire «nella misura del possibile» un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale. Il nuovo testo dice che devono «take measures to support the development of AI literacy». Non più un livello da raggiungere: misure da adottare.

Dal risultato al rito

Capisco le ragioni. Un obbligo di risultato su una cosa vaga come «alfabetizzazione sufficiente» era difficile da verificare e facile da contestare. Ma la soluzione scelta sposta il diritto verso un terreno che conosco bene: quello dei riti.

Il diritto dei consumatori e della privacy è pieno di riti. L’informativa pubblicata. La casella spuntata. Il corso completato. Sappiamo dai dati che cosa producono. Meno di un utente su mille apre la licenza prima di accettarla (Bakos e altri). Il 98% dei partecipanti a uno studio non si accorge di una clausola che chiede il primo figlio in cambio del servizio (Obar e Oeldorf-Hirsch). Il rito è compiuto. La comprensione no.

Nella Carta di Habeas Mentem c’è un articolo che ho scritto pensando proprio a questo: «Nessun rito produce comprensione per il solo fatto di essere stato compiuto». Il nuovo art. 4 non è sbagliato. È esposto. Ora tutto dipende da come verrà letto «support».

La lettura pigra e quella seria

La lettura pigra la vedremo nei prossimi mesi: un modulo e-learning da quaranta minuti, un attestato, una riga nel registro della formazione. Misure adottate, obbligo assolto.

La lettura seria parte da una domanda: sostenere verso che cosa? Se l’obiettivo è che chi usa un sistema sappia quando fidarsi e quando no, allora le misure si giudicano da quello che producono. E quello che producono si può osservare:

  • chi usa il sistema riconosce un output sbagliato quando lo vede?
  • sa dire che cosa il sistema non fa?
  • sa a chi segnalare un problema, e lo fa?

Non serve misurare le persone. Nel mio lavoro la regola è precisa: si misurano documenti, ambienti e condizioni, mai il valore o la capacità di chi legge. Si può valutare se un percorso formativo è costruito per essere capito, se le istruzioni d’uso superano una soglia di leggibilità, se l’interfaccia rende visibili i limiti del sistema.

Perché conta più di quanto sembra

L’alfabetizzazione è il presupposto di quasi tutto il resto dell’AI Act. La sorveglianza umana dell’art. 14 presume persone in grado di capire. La trasparenza dell’art. 50, applicabile dal 2 agosto, presume destinatari in grado di interpretare un’etichetta. Se la base si riduce a un processo da documentare, tutto ciò che ci poggia sopra diventa a sua volta un processo da documentare.

Il legislatore europeo ha scelto di non definire il risultato. Questo non impedisce a nessuno di definirlo per sé. Anzi: chi lo farà per primo avrà un argomento molto forte davanti a un’autorità, a un cliente o a un giudice. Non «abbiamo fatto il corso», ma «ecco che cosa il corso ha cambiato».

Discutiamone

Se domani un’autorità vi chiedesse che cosa è cambiato dopo la formazione sull’art. 4, avreste una risposta che non sia un attestato?

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