I dati del cervello non sono dati qualunque
Fino a poco tempo fa i dati neurali erano un tema da laboratorio. Oggi se ne discute anche per dispositivi destinati al pubblico, fuori dai laboratori e dagli ospedali.
Il diritto comincia ad accorgersene.
Due segnali
Nell'aprile 2024 il governatore del Colorado ha firmato la legge HB24-1058, "Protect Privacy of Biological Data". Estende la nozione di dati sensibili del Colorado Privacy Act ai dati biologici, che includono i dati neurali. Li definisce come informazioni generate misurando l'attività del sistema nervoso centrale o periferico di una persona, elaborabili da un dispositivo o con il suo aiuto.
Nel novembre 2025 gli Stati membri dell'UNESCO hanno adottato la Raccomandazione sull'etica delle neurotecnologie. L'UNESCO la presenta come il primo quadro normativo globale in questo campo.
Sono passi diversi. Uno è una legge statale, vincolante. L'altro è una raccomandazione internazionale. Ma dicono la stessa cosa: questi dati meritano una protezione speciale.
Il problema del consenso
La protezione però passa quasi sempre da un documento. Un'informativa, un modulo di consenso, delle condizioni d'uso. E qui il problema si fa concreto.
Nel capitolo che ho scritto per Mente e Tecnologia, pubblicato da Springer Healthcare Italia, ho presentato uno studio esplorativo. Cento persone hanno letto i documenti con cui si acconsente all'uso di interfacce cervello-computer, mentre ne misuravamo la lettura con EEG e fNIRS. Abbiamo applicato l'LX Complexity Score. Densità sintattica: 72 su 100. Distanza semantica: 68 su 100. La soglia sperimentale di accessibilità era 45. Nessun documento era sotto soglia.
È uno studio esplorativo, su un campione volontario e non rappresentativo, e la soglia è sperimentale, non giuridica. Ma indica una direzione: i testi che dovrebbero proteggere i dati più intimi superano tutti la soglia sperimentale di complessità.
Cosa serve
Proteggere i dati neurali non basta. Bisogna proteggere la decisione di cederli. Questo richiede documenti progettati per essere capiti, e un modo per dimostrare che lo sono.
La comprensione si misura. La mente non si legge. Ed è proprio per questo che i dati della mente meritano regole scritte per essere comprese.
Se un dispositivo legge la tua attività cerebrale, quale informazione vorresti avere chiara prima di dire sì?
Rispondi via emailRiflessione personale, non costituisce parere legale.